lunedì 17 settembre 2012

Dal pollice opponibile all'apnea.



Una scimmia "www", oggi, ha accesso al mondo di internet. Una schiacciante totalità di scimmie "www" oggi hanno accesso al mondo di internet. Non è di difficile comprensione analizzare il supporto concretamente gratuito ed immediato che il mondo della rete può fornire all'arricchimento culturale di ogni primate. L'allargamento dell'orizzonte conoscitivo è alla portata di tutti gli esseri dotati di pollice opponibile e non. Il cortometraggio "ho cinque minuti liberi" può essere realizzato nei peggiori "motori di ricerca" del web e come d'incanto l'autore potrebbe diventare l'amante bohemienne della "chanson" alla Gainsbourg o un più teatrale protagonista di una fatica letteraria di Oscar Wilde. Peccato però che la "scimmia www", davanti la vetrina del browser, non appare attratta dall'articolo low cost del sapere. Insomma, una schiacciante totalità di scimmie "www" decisamente non sembrano orientate all'acquisto dell'articolo low cost del sapere, virtualmente impolverato dalla mancanza di richiesta. Le visioni degli "anni-oggi" da un display sono così all'insegna della sterilità: primati condividono il verbo dell'opinionista di inquantificabili salotti televisivi,  fotogrammi della non fertilità mentale "instagrammano" imbalsamati sorrisi kafkiani in coda ad un fast food per il pranzo con le amiche del cuore. Faccia a faccia con il portatile, impavido destriero medioevale dei nostri tempi, la bertuccia perderà ore o nella peggiore delle ipotesi crederà di investirle in una dimensione dove la verità sarà trasformata in reality e la sterile curiosità  mutata in pillole di gossip. Se la domanda posta è chi diavolo sia la scimmia "www", la statistica potrà rispondervi che questo primate è la tesi delle infinite possibilità di sapienza; è l'antitesi delle ore di click nei social network; è la sintesi dell'uomo moderno che, con soddisfazione ha conquistato, dopo la celebre evoluzione del pollice opponibile, un nuovo progresso: saper sopravvivere per anni in
apnea. Culturale.

Un primate

domenica 13 novembre 2011

"DO IT". Dio Odia I Tristi.


BAND: "BUD SPENCER BLUES EXPLOSION" - ALBUM: "DO IT" (2011)

Rifugiarsi nell'alternative spesso equivale a piangere, tuttavia - pur se rarissimamente - esiste qualche figura imprevedibile in questo mondo che permette di allontanare l'animo degli ascoltatori dall'equazione della depressione.
In questo caso l'identikit appena tracciato che riconosciamo immediatamente è quello di un pregiato mix rock/blues in grado di infiammare anche il più glaciale dei momenti.
Per l'elevato numero di persone che hanno apprezzato i "Bud Spencer Blues Explosion" nel loro omonimo album d'elevazione di fama - "Bud Spencer Blues Explosion"(2009) appunto - era effettivamente inimmaginabile osservare una prospettiva musicalmente ancor più solida ed energica di quella già prodotta fino ad ora.
A distanza di ventiquattro mesi dal loro ultimo album i due ragazzi romani si sono confermati di nuovo, in maniera sbalorditiva su di un altissimo profilo di lavoro.
E non ci è concesso neppure di dire che Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio non ci avevano avvertito, perché con il nuovo titolo "Do it" - (acronimo di Dio odia i tristi) - loro l'hanno semplicemente "fatto" di nuovo: hanno cioè generato una nuova preziosa creatura nella loro discografia.
Il nuovo album "Do It" (2011) è uscito contemporaneamente al tour che partirà l'undici novembre a Bologna e in quattordici tappe (tour in aggiornamento) caricherà i migliori circoli di tutta Italia.
Assolutamente sbalorditiva, ancora una volta, è la pienezza e la completezza del sound delle nuove tredici tracce firmate "BSBE", colmando la loro esiguità numerica hanno infatti dato vita a un prodotto dettagliato e curato in ogni minimo particolare.
La tracklist di "Do It" è disposta in maniera anatomicamente perfetta: all'apparente quiete di soft ballad(s) come "Mi addormenterò" vengono affiancate canzoni infuocate; è il loro marchio di fabbrica inconfondibile e le pause concesse dalle balla(d)e concedono solo qualche pausa di riflessione (da cameretta durante l'ascolto del cd e da timeout per respirare alle loro date live).
Questo innovativo dialogo tra brani di diverso ritmo e portata rappresenta subito un enorme passo in avanti rispetto al passato ed un'evoluzione peculiare nel dinamismo dell'album.
"Slide", infatti, "pseudotraccia prologo" dell'album - di soli sedici secondi - apre le porte nell'inferno di "Più del minimo", così caotico da farci perdere tra i "Giocattoli" (traccia numero tre) dove blackout di silenzio fanno da sfondo a urlanti faccia a faccia strumentali tra le parti rispettivamente di chitarra e batteria, i "Giocattoli" preferiti appunto dal duo romano.
Degna di nota è "Mi addormenterò" traccia di chiusura -scelta come canzone emblematica di questa recensione - perché forse rappresenta davvero la novità su cui accendere i riflettori: c'è dietro questa canzone uno spessore musicale così polivalente dal punto di vista testuale che la rende in grado di accompagnare il viaggio underground di questa loro ultima fatica.
Dopo aver trattegiato "qua e la" caratteristiche sparse di diverse canzoni peculiari nel loro risultato, si presenta urgente la necesittà di far notare un trittico sonoro che il destino - e non solo - ha disposto in sequenza anche nell'originale tracklist dell'album: in "Jesus is on the maninline" infatti la collaborazione al mandolino di Stefano Tavernese ed il cambio lirico (passando dalla lingua italiana a quella inglese) sembra influenzare positivamente l'originalità di un nuovo esperimento ben riuscito confermando un dinamismo preziosamente originale saldamente collegato dalla seconda perla di questo trittico sonoro, costituita dall'inusuale "Scratch Explosion", dove quarantaquattro secondi di scratch irrazionali ed interferenze elettroniche incidono indelebilmente le variabili di questo triangolo chiuso da "Do It" acronimo di "Dio Odio I Tristi", irregolare punto di riferimento dell'album in cui cori e disfuzioni vocali sembrano davvero provenire dall'animo di una band che con questa traccia-titolo è stata in grado di originare una canzone-manifesto di questi esplosivi anni firmati "BSBE".
I Bud Spencer Blues Explosion riescono quindi con il loro nuovo album "Do It" a crescere ancora, senza mai perdersi in un "rocklabirinto" scontatamente banale, ma, maturando una nuova espressività testuale oltre che musicale.
Dal quattro novembre duemila undici con loro tra le orecchie sono certo che non "Mi addormenterò".
 E tu?

Alessandro Tedesco

sabato 12 marzo 2011

Da "L'eclissi" ad "Eden" nell'ossimoro dell'espiazione.



BAND: "SUBSONICA" - ALBUM: "EDEN" (2011)

Produzioni seriali di tracklist(s) raramente movimentate, per consuetudine piatte su parallelismi artistici mai in grado di incrociarsi e prendere nuove deviazioni non rappresentano affatto l’attività  di oltre quindici anni di SubsOnicA.
Da sempre la matrice fondamentale della band torinese è stata quella di creare nuovi esperimenti, spesso in contrasto con il proprio pubblico, troppo affezionato ad un' “abitudine” spezzata, rigraziando il cielo, da questo sentiero tortuoso che non è mai stato basato sulla “vita d’altri” ma invece coerentemente fondato su un’identità musicale inestimabile.
“Eden”, il nuovo album, è uscito l’otto marzo di questo fresco 2011 e rappresenta una svolta importantissima per Samuel, Max, Boosta, Ninja e Vicio.
E’ a questa opera che si deve riconoscere la qualificazione di traguardo musicale fondamentale e di trasformazione radicale dai colori opachi e freddi dell’album “L’Eclissi”(2007) a vigorose e vivaci tinte paradisiache dell’Eden raggiunto dopo una scalata lunga più di quindici anni trascorsi come “nuvole rapide”.
Cominciando ad esplicitare nei dettagli “Eden”, questa ultima opera manifesta l’attualizzazione di contenuti distanti diversi anni da quanto immortalato precedentemente dai “fantastici cinque”, se nel 2007 così spento e povero di alternative veniva evidenziata  il lato sofferente nell’impossibilità di essere “liberi quanto basta per dare alla propria strada un nome e l’ultima risposta” ora molti fattori sono cambiati, o ancor meglio stanno cambiando disegnando un futuro potenzialmente diverso come precisato più volte nei suoi dettagliati interventi da Massimiliano Casacci si sente infatti nell’aria l’energia di una trasformazione in cui il “vuoto - finalmente per mezzo del nuovo album -esploderà” generando una nuova dimensione policromatica che non dovrà assistere nel ripetersi dei suoi giorni ad una costante “albascura”.
L’album, concretamente, ha avuto sin dai suoi primissimi passi un enorme supporto di attenzioni garantite attraverso qualsiasi mezzo nella rete ed attraverso un contatto davvero mai così intenso e diretto , pur rappresentando quest’ultimo una caratteristica fondamentale dei SubsOnicA, un dialogo “cibernetico” con i fan esplicitato attraverso la splendida iniziativa di garantire il download gratuito del primo singolo tramite il portale iTunes nel primo giorno d’uscita; immagine significativa questa appena descritta della più totale lontananza del mondo SubsOnicA dalla monetizzabilità reiterata nella comune musica d’oggi, ribadita tra l’altro nei prezzi come sempre popolari dei biglietti per assistere ai loro concerti live (il tour “Eden” che sta per partire) sensazioni tra l’altro espresse dallo stesso Samuel durante l’intervista alla Fnac di Roma - di cui posso testimoniare direttamente - con una sincera e  genuina presa di posizione in contrasto alle più classiche metodiche di lucro.
Proseguendo in questo lungo viaggio di percezioni narrate, dal punto di vista strutturale l’album “Eden” (2011) è costituito da 11 tracce più una ghost track, fantasma sonoro presente agli ultimi minuti del cd.
Il compito di aprire le danze spetta ad “Eden” canzone omonima al titolo dell’album che rappresenta significativamente la descrizione della nascita dell’album.
Parlando di musica nella sua essenza più concreta infatti i punti di partenza per questa nuova opera erano divergenti: se Samuel voleva generare un album “leggiadramente atmosferico” da ascoltare in spiaggia guardando il mare;Boosta era desideroso di vivere attaccato ad un pianoforte a coda evolvendosi con esperimenti acustici (tra l’altro già degustati nel secondo cd di “Terrestre live e varie altre disfunzioni”(2006); discorso del tutto diverso invece per Ninja che intendeva assolutamente creare qualcosa di imponente nel panorama italiano, aria di dubstep ed elettronica inesplorata e rarissimamente ascoltata alle nostre latitudini erano i sogni che accompagnavano Enrico Matta; e con un Vicio totalmente desideroso di un basso da “surriscaldare” a suon di gonfi ritmi a C-Max, il presidente,  è spettato il compito di comporre ed assemblare tutti questi mattoncini di colori diversi in un unico edificio denominato “Eden”.
Vera “contaminatio” insomma per un album completo  e mai scontato dove tutte le posizioni sono state razionalmente unite in un mosaico elettronico.
Questa  lunga ma importante parentesi ci apre finalmente la strada all’analisi delle canzoni: “Eden” la prima traccia è un esempio in cui disfunzioni elettroniche ne viziano l’intera durata,  dove un tessuto di orchestrato arpeggio di chitarra incontra l’intimo piano del Boosta generando luci soffuse fino al punto di decollo musicale dove le confidenze sonore in seguito al secondo chorus  mettono in gioco un Ninja trascinante nel ritmo portato fino alla fine di questa validissima canzone.
Discorso analogo è sicuramente da annotare per  “Serpente” una canzone  in grado di scaricare emotivamente un peccato che striscia tra noi senza rivelarci la sua identità, cercando volutamente di nascondere il vizio e facendo cadere l’infallibilità emotiva, dove la regolarità cede il passo all’ossessivo e frustrante coro iniziale carico di pathos incastrato in via infernale nella seconda parte strumentale della traccia.
Totalmente diverso è “Il diluvio”, pezzo forte, solido e rilevante dell’intera opera, carico e perfetto in forma (musica) e contenuto (testo) elementi letteralmente da urlo in un “elastico di sentimenti” in cui non hanno vita facile anche valorosi  “samurai”, semplici persone di oggi che lottano contro le mille difficoltà del mondo attuale ormai “senza pace e senza guerra” emotiva e non.
Una realtà dunque che può cambiare quella illuminata dai SubsOnicA oggi a patto che ci si liberi presto da una classe dirigenziale incompetente e dall'immoralismo che ha conquistato l’intera Italia in ogni settore, un paese che segna indice positivo in un “P.I.L.” che evidentemente non può essere quello del significato concreto del termine ma che rappresenta un incremento in impennata dell’ambivalente e sarcastico “Prodotto Interno Lurido”, implorando un’Italia da liberare con un buon contenuto assolutamente condiviso ma attraverso un sound, questo sì, forse non all’altezza delle migliori produzioni firmate Samuel&co.
“Benzina Ogoshi” è e sarà un’altra traccia che manderà fuori giri il pubblico nei  palazzetti toccati dal tour, una canzone ritmicamente a quattro ruote motrici, in cui l’autoironia del “non siete riusciti a bissare microchip emozionale” viene ripetuta ironizzando sulla classica critica mossa da verso i SubsOnicA spesso criticati a causa di album mai all’altezza di quel capolavoro che è “Microchip Emozionale” (1999).
Di singolarità, solarità e luminosità è splendente “Sul Sole” sesta canzone dell’album una musica, sicuramente più sostenibile, rispetto ad altre canzoni dell’album fanno da sfondo ad un testo incredibilmente tanto astratto quanto vero, nel significato emotivo presente in ognuno di noi.
Le note più dolci e melodiche spettano a “Quando” ed  all’estensione vocale con cui Samuel è in grado di reggere uno scenario acustico ma profondo dove toccante sono la malinconia ed il titanismo di un amore vero trascinato in una poesia lenta che in questa settima traccia rappresenta un’oasi “incantevole” dell’opera.
In tutto questo Eden tracce di negatività socio-culturale vengono attualizzate in una traccia come “Istrice” dove questo essere solitario “piccolo” e “ dagli occhi bui”  sintetizza la chiave di lettura di una città, Torino, ma non solo anche dell’individuo ed anche, ancora, della società intera sempre spigolosa e tagliente, perché vivere in maniera “così facile, non lo è stato mai”, e dove la malinconia tocca il punto più alto alla fine del secondo chorus: violini conclusivi incrociano suoni anomali di sintetizzatori, sorretti da una linea di drum’n’bass quadrata e reggente un’espressività della voce a dir poco unica.
Come un percorso ad ostacoli l’attenzione del cd porta l’ascoltatore ad affrontare una traccia del tutto diversa: “Tra gli dei” è una canzone dall’intro elettronicamente incalzante giochi di voce e cori vari fanno da vero antagonismo al testo e alla linea vocale base di Samuel, dove i SubsOnicA, su uno splendido testo da interpretare soggettivamente, riescono a immortalare al primo ascolto questo pezzo.
Nipponica è l’unica definizione da dare alla più leggera “Funzione” in cui - nell'impavida soggettiva interpretazione - scintillanti sigle di cartoon con protagonisti robot firmati manga giapponesi ‘80s-‘90s sembrano prendere vita e dove stupenda è la linea di cucitura stesa dalla chitarra di C-Max in grado di rilanciare senza alcun calo ritmico le varie parti della canzone guidate da un basso tanto forzuto quanto l’eroicità di questa asiatica canzone.
La chiusura dell’album è a carico della tanto bella e toccante quanto romantica e dolorosa “L’angelo”: la base musicale crea una serie di ritmici pieni-vuoti sonori grazie a timbri di sintetizzatori saturi d’emotività, il tempo lento, a cadenze ondulato, lancia l’epilogo di “Eden” costruito su una poesia elettronica in cui Samuel raggiunge livelli qualitativi indiscutibili in quanto a voce ed è proprio in questa canzone che si saluta il cd volando ad occhi chiusi con la musica tra le orecchie; sospeso in alto l’ascoltatore sembra quasi non voler più scendere con i piedi a terra.
 L’analisi delle canzoni tuttavia è servita a poco se non si rompe in questi ultimi istanti di recensione la schematicità della struttura, con il coraggio di andare oltre:  un sound nuovo e difficilmente riscontrabile altrove è quello del sesto album “Eden”,  fatto di vere e proprie contaminazioni provenienti da ogni spicchio di creatività immaginabile, dove chi cerca un trascinante “centro della fiamma” incontra segnali esplosivi in “Il diluvio” e “Benzina Ogoshi”, mentre gli amanti del Sub-cantautorale trovano singolar tenzoni in “L’angelo” e “Quando”, e in conclusione dove chi – ed in questa fetta di pubblico mi inserisco prepotentemente - cercava progresso, ricerca ed innovazione all’altezza di lasciarsi alle spalle “Strade” che si sono assolutamente “lasciate guidare forte” trovano nuove sconvolgenti creature in esperimenti come “Eden” o creature come “Istrice” (video horror-shock compreso) in ibridi electro-corali da scolpire mente ed animo del pubblico come accade in “Il serpente”.
 “Eden” è il mezzo di espiazione in grado di purificare “l’eclissi di una sazia e spenta civiltà” accompagnando “il pungente istrice formatosi nel cuore di ognuno di noi” attraverso “un’ondata perfetta per infrangersi contro" - finalmente - un nuovo luogo da esplorare “l’Eden di accesa fame emotiva”.
Io, tra “L’Eclissi” ed “Eden”, l’ossimoro artistico lo notavo ben prima di gettare fiumi di parole, e voi?
L’espiazione per guadagnarsi "un posto tra gli dei" è nel paradiso musicale arredato SubsOnicA.
Nell'ascolto attenti ai particolari dell'arredamento!
Alessandro Tedesco

martedì 1 marzo 2011

"Wow": a 27 canzoni di distanza dalla realtà.



BAND: VERDENA - ALBUM: "WOW"(2011)

Dopo "Verdena", "Solo un grande sasso", "Il Suicidio dei samurai" e "Requiem" l'attesa per il nuovo album dei Verdena era a dir poco enorme.
Assolutamente basso doveva essere il margine di errore nelle scelte musicali del nuovo album in quanto dopo una produzione ineguagliabile nel genere fino a quel punto, altissime erano le possibilità di far scendere a picco la qualità poichè davvero non si riusciva a trovare un ulteriore miglioramento per il percorso artistico di questa band.
Ma Alberto Ferrari, Luca Ferrari e Roberta Sammarelli sono stati in grado di trovare un unico aulico modo di lasciarsi alle spalle il passato continuando su una linea retta parallela a quanto già tracciato fino a "Requiem" che ha generato una nuova affermazione e consacrazione della loro solida coerenza musicale.

L'Alternative Rock Italiano non cede allora il passo ad una scelta più leggera e facile e accende invece di nuovo un fuoco in cui bruciano validissime e rare scelte ritmiche e sonore: nessuno ascoltando questo album avrebbe infatti potuto costruire qualcosa di più creativo di questa nuova opera.
Singolare tanto per cominciare è la scelta quantitativa del doppio cd: per "Wow" (questo il nome della nuova opera Verdeniana uscita proprio ad inizio 2011) è dunque presente innanzitutto un notevole numero di tracce incredibilmente colorate da una qualità musicale indiscutibile.
Le luci della tracklist rimangono sin dall'inizio volutamente soffuse, il buio ed i colori freddi sono infatti le immagini maggiormente rappresentative proprio come quelle dei loro brani storicamente più emblematici, da "Nella schiuma" a "Muori Delay", passando per "Luna" e "Valvonauta" non ci sono a disposizione positivi punti di riferimento o l'orizzonte di banali aperture sentimentali.

Seguire questo album genera lo sviluppo di un'evoluzione artistica edificata su ritmi non più eccessivamente incalzanti (inseriti in questa opera con più rarità) come quelli del "sadico rock" iniziale di "Verdena" o de "Il suicidio dei samurai" ma comunque in grado di far decollare un animo trascinato da singolarissime "aritmie" musicali riflesse proprio nella produzione di questo doppio cd.
Le tracce di "Wow", pur contrassegnate da una linea base che ha la forma di "apocalittiche ballate in tachicardìa sonora", sono sempre segnate da evidenti cambi di ritmo che sembrano aspettare il punto di maggior quiete e quadratura della canzone per sorprendere con scelte di linee di basso e di batteria decisamente fuori dal comune.

Testualmente, leggendo le parole del singolo scelto come presentazione dell'album, "Razzi arpia inferno e fiamme", il "Non vivo in me, non so chi sei" riportano l'ascoltatore alla desertica dimensione in cui vive quotidianamente, mentre l'ossessione compulsiva dell'animo viene affidata a seconde voci cariche di dolore nel ribadire quanto intonato da Alberto Ferrari prima storica voce dei Verdena; così offuscato e nebbioso è lo scenario dipinto ulteriormente da neologismi degni di psichedeliche maledizioni con un "ciglierò" da riempire con ciò che più si ha dentro l'animo ad ogni ascolto. E' anche grazie a questi piccoli grandi dettagli che la soggettività interpretativa dei testi di Verdena è stata nuovamente confermata e accentuata.
Sul piano musicale la rincorsa massiccia a tastiere precedentemente mai così presenti in un intero album sono in grado di riempire un sound complessivamente validissimo e riportano in mente agli amanti delle canzoni firmate "Verdena" il "romanticismo maledetto" di "Angie" o di "Trovami un modo semplice per uscirne"; le chitarre sono come di consueto coltelli taglienti in grado di sezionare il caotico affanno mentale dell'ascoltatore raramente dolci e pastose, il basso è ormai storicamente quello solido e deciso di Roberta in grado di scandire in modo deciso i battiti per mezzo della più totale simbiosi tra musicista e strumento, la batteria è l'indiscitubile trasposizione della forza di Luca Ferrari come di consueto lontana da ogni piatta logicità.
A livello di sensazioni c
oglie sicuramente di sorpresa la quantità di riflettori accesi sul singolo "Razzi arpia inferno e fiamme" perchè è proprio in una canzone come questa ed alla sua degenerazione ritmico-sonora finale che la massa di "commerciabbilità" troverebbe veleno per le sue orecchie e  dolore per il suo gentile e sbiadito amoroso animo così da indurre a cambiare la pubblicizzata e pomeridiana emittente televisiva; il pubblico di nicchia resterà quello però in verità affezionato a questo lavoro mentre verrà persa, ringraziando il cielo, la massa amante "del singolo" e non in grado di reggere ventisette impegnative tracce.
La causa scatenante di scelte artistiche così pesanti e impegnative è da inserire nell' incongrenza più totale dell'io verdeniano pieno di contenuti nella leggera e monetizzabile società attuale, nessuna canzone della tracklist può infatti minimamente essere paragonato per anomalie di strutture a quanto accade in tutte le altre realtà musicali presenti ai giorni nostri.
Allontanandoci di nuovo dalla concretezza del "singolo e determinato brano", i Verdena sono riusciti con "Wow" ad affermare a voce e testa alta un'immagine che potenzialmente avevamo già ben presente arrivati a "Requiem", ma che ora può dirsi finalmente consacrata.
In una parola...:"Miglioramento" della specie.
In una canzone...: "Miglioramento", scelta volutamente per voi come emblema di questo ultimo lavoro.

Il simbolo di una musica davvero diversa è il marchio di fabbrica dei Verdena, la possibilità di allontanarsi in una sorta di catarsi musicale è grazie alle loro produzioni possibile.
Loro ci sono riusciti: "Farei la mia rivoluzione" ci grida Alberto Ferrari ed è sempre lui ad urlarci più forte "Ti aspetto!"
Con il coraggio di correre nella direzione opposta a chi l'ossigeno artistico lo taglia di netto, io vi consiglio l'ascolto di "Wow"...

...a ventisette canzoni di distanza dalla restante povera realtà artistica.


Alessandro Tedesco

martedì 22 febbraio 2011

Un'Ordinaria Recensione about "An Ordinary Man".



ARTISTA: "THE NIRO" - EP: "AN ORDINARY MAN" (2008)


Se Davide Combusti non avesse deciso di intraprendere una strada differente allontanandosi dalla sua iniziale band per costruirsi un percorso artistico in solitudine probabilmente non ci saremmo mai trovati di fronte ad un cantautore così moderno.
Se Davide Combusti non avesse iniziato con una band chiamata "The Niro" non avremmo potuto vantarci di ascoltare "The Niro" che altro non è che lo pseudonimo di Davide Combusti rimasto all'artista dopo aver lasciato il suo iniziale gruppo.
La strada vera nel descrivere "The Niro" è dunque quella di un cantautore di appena trentatré anni che è stato capace di concentrare su di se un'incredibile attenzione mediatica ed un seguito davvero singolare per un ragazzo che decide di fare il cantautore in questa epoca.  Molto probabilmente la chiave del successo di questo artista è da individuare nella piena e complessa struttura sonora che riesce a creare semplicemente con una chitarra tra le mani ed una voce da non sottovalutare.
La titanica solitudine musicale, supportata da arrangiamenti di ottimo livello nelle registrazioni, sembrano avergli dato totalmente ragione.
E' da ascoltare tutto d'un fiato il breve ma emozionante EP "An Ordinary Man", nato nel 2008 come una tangibile dimostrazione della creatività di questi due elementi (chitarra e voce) che insieme sembrano dare vita ad una realtà musicale poco catalogabile per sonorità e ritmi.
E' un gioco del destino affidare l'apertura di questo EP a "About Love and Indifference" singolo di maggior successo della tracklist.

"About Love and Indifference" attrae tutta l'attenzione possibile come una canzone toccante che manifesta già soltanto nell'introduzione una voce profonda da parte di chi intona testi rigorosamente in inglese accompagnati da una musica contrassegnata da un costante ossimoro sonoro fatto di antagonismi tra lenti frame di canzoni e veloci stacchi strumentali.
"Mistake" è la ballata anomala di questo cd, dove un'incalzante batteria ed il debutto di un disteso accompagnamento di organo Hammond manifestano la loro "essential opinion for your future".
Il cambio di rotta è evidente con la traccia "Just for a bit" in cui un'intro decisamente più rock rispetto al resto dell'opera è da cornice ad un testo in cui ossessiva è la domanda sentimentale "Why don't you hit me?" Why?"
E' invece "On our hill" incaricata a rappresentare l'epilogo malinconico di questo singolare EP: in questa traccia finale viene fuori lo stile cantautorale puro di The Niro ed il supporto di un'intramontabile arpeggio di chitarra acustica. per questo genere chiara e naturale scenografia a storie che narrano di un mattino in cui "clowns have gone to sleep".
Tirando le somme, la pastosa chitarra e la tagliente voce di The Niro sono l'emblema di un'artista che è in grado di sorprendere anche gli scettici di professione.
The Niro è la prova artistica che si può creare un'opera qualitativamente valida facendo il cantautore, quello vero e semplice anche a volte un pò alla vecchia maniera, che se interpretato in questa ottica non vuole affatto tramontare come figura di composizione rilevante nel panorama musicale attuale.

Alessandro Tedesco

domenica 13 febbraio 2011

Dividing opinions all we are. Now really ALL.




BAND: "GIARDINI DI MIRO'" - EP: "NEW YEAR'S EVE ep" (2007)

Tra i migliori interpreti del post rock in Italia è impossibile non citare i Giardini di Mirò, la rockband di Cavriago (Reggio Emilia) infatti è stata in grado di affermarsi in questo panorama in maniera prepotente con sonorità colme di tetre contaminazioni spesso a metà strada tra l'alternative rock e shoegaze.
Jukka Reverberi, Corrado Nuccini, Luca Di Mira e Mirko Venturelli -membri storici e stabili della formazione- avevano prodotto in un 2006 da incorniciare un album dalle immense prospettive musicali: "Dividing Opinions" si presentava già ad un primo impatto come un punto di riferimento fondamentale dei "giardini", affermandosi poi con un notevole seguito di pubblico nei concerti e consacrandosi con un giudizio estremamente positivo della critica.
La difettosa fotocamera delle mie recensioni mette però a fuoco oggi l'EP prodotto al culmine di questo glorioso percorso dei ragazzi della provincia reggiana:
Il "New Year's Eve Ep" ha l'identikit musicale di un contenitore di emozioni; chi ha amato il singolo "Dividing Opinions" vedrà materializzarsi un enorme edificio basato proprio su quella canzone percezioni differenti, a seconda della traccia che verrà ascoltata.
In questo EP infatti trovano vita ben quattro versioni -rielaborate, reinterpretate, rivitalizzate- della nota canzone di Reverberi&co.: "Dividing Opinions".
Semplici e crudi suoni rock vengono plasmati in nuova forma grazie alle illustri collaborazioni che hanno contribuito alla realizzazione di questa breve ma intensa opera.
Visionaria ed atmosferica è l'aritmicità della "Dividing Opinions"1.0 (Isan Remix), suoni dotati di profondità contrastano in maniera chiara la voce della traccia originale, frazionando ogni istante della canzone con una chiusura apocalittica in chorus.
La versione 2.0 "Eaky Meats Plastic Remix" affonda prepotentemente le radici nell'elettronica più pura con leggeri arpeggi di synth affrontati a viso aperto da un basso deciso e profondo in grado di reclamare un ascolto attento (mediante -tra l'altro- un impianto audio all'altezza) ed in grando di far decollare questa canzone in un electrolistening davvero raffinato.
I "criptati disturbi" dell'intro delle "Opinioni Divergenti" remixate dagli Offlaga Disco Pax rappresentano il tassello chiave dell'EP, è questa infatti la collaborazione a suscitare più attenzioni:
i palati raffinati non verranno delusi, l'immensità e lo spazio che vengono generati dalle manipolazioni elettroniche degli Offlaga al sound di questa canzone ne rendono piena e quadrata la percezione nonostante la voluta assenza delle parole.
Di tutta un'altra dimensione è la "Dividing Opinions 4.0" (Mapstation Remix) che dopo un nebbioso intro produce un ritmo incalzante sovrstando spesso la ritmica base e scegliendo deviazioni melodiche che allontanato l'ascoltatore dal contenuto originale di partenza.
Il regalo più gradito con il quale trova chiusura questa recensione è l'inedita traccia, inserita in apertura del cd: "No One's To Blame" (in collaborazione con Paul Anderson) è all'altezza di creare sensazioni uniche per l'ascoltatore, una ballata elettronica da vivere ad occhi chiusi, un binomio tra basso e batteria lento e profondo in grado di rappresentare un viaggio musicale in settori ancora non del tutto esplorati della musica.
Quanto narrato è una piccolissima parte, un fotogramma compresso della vasta e creativa produzione dei Giardini di Mirò.
Il consiglio è di scaricare e gustare attentamente questo frammento di ascolto, il  "New Year's Eve Ep" è infatti  disponibile in FREE DOWNLOAD dal loro sito ufficiale:

http://www.giardinidimiro.com/wordpress/?p=103

Sarà che la musica underground italiana è differente da tutto il resto anche per queste "finezze".
Alessandro Tedesco

venerdì 4 febbraio 2011

I Subsonica gettano "Benzina" su un fuoco di rabbia e sperimentazione.


BAND: SUBSONICA - EP: "BENZINA"

Con "Benzina" i Subsonica hanno firmato un EP, uscito con il periodico XL, che presenta una degustazione elettronica di ciò che sarà il futuro prossimo della band torinese: dell'album "Eden" in uscita l'8 marzo abbiamo infatti un'importante anticipazione grazie al singolo "Benzina Ogoshi" inserito proprio come apertura del Benzina EP.

La canzone "Benzina Ogoshi", proprio come affermato da Max Cassacci, è nata per caso, durante la creazione dell'album, quando i Subsonica si trovavano letteralmente "in ritiro" tra le campagne della "giungla nord piemontese", spesso dopo aver lavorato la giornata intera sulla creazione del nuovo cd, alla sera amavano intrattenersi con il set amatoriale di una pseudo-fiction-horror a puntate che doveva per forza di cose trovare una colonna sonora composta proprio da Samuel&Co.
Il testo di "Benzina Ogoshi" è stato composto su una selezione di affermazioni suggerite dai fan: parole velenose e negative, che vengono spesso urlate in faccia ad ognuno di noi trovano vita e vengono immortalate in questa canzone.
Le restanti quattro tracce dell'Ep sono inedite registrazione live di tre pezzi emblematici de "L'Eclissi Tour" ovvero: il singolo di successo "La glaciazione", il significativo e premiato "Canenero", e la solidità de "L'ultima risposta", tutti, come detto, rigorosamente catturati dal vivo.
Il lavoro è stato poi impreziosito dai Subsonica con un inserimento di qualità: "Giungla Nord live" ha il sapore di un vero omaggio  ai fan di sempre che attendono canzoni come queste al prossimo tour il cui avvio sarà dato in concomitanza all'uscita del nuovo album.
Aspettando l'<<otto-marzo-duemilaundici>> dunque, i fan potranno surriscaldare questo versatile EP e prepararsi per un nuovo album contrassegnato da tracce innovative e sperimentali nel sound e nei testi. Le due creazioni che sono già state rivelate (Eden, ed Istrice) hanno il concreto identikit di essere il frutto di un lavoro svolto sotto il segno di un "hard listening" di qualità che verrà apprezzato da un pubblico di nicchia e richiederà capacità per essere compreso, ma che, una volta decifrato, sarà un passo fondamentale per il percorso subsonico.

Alessandro Tedesco