domenica 26 dicembre 2010

Il naufragio dell'infertile società attuale.



GRUPPO: "BAUSTELLE" - ALBUM: "I MISTICI DELL'OCCIDENTE" (2010)

Ascoltando il primo album dei Baustelle, "Sussidiario illustrato della giovinezza", tutti riuscivano a vedere in questo gruppo potenzialità inopinabili, ma nessuno avrebbe scommesso su un quinto album tanto elaborato quanto è quello de "I Mistici dell'Occidente".
Il 2010 è stato infatti l'anno della sua uscita, e rappresentava inoltre un bivio importantissimo per il futuro della band di Montepulciano: dopo il capolavoro di "Amen" (2008) - che con la sua perfezione era riuscito a vincere il premio Tenco - il lavoro successivo doveva necessariamente essere in grado di dare continuità ad un percorso divenuto artisticamente importantissimo per seguito e critica.
"I Mistici dell'Occidente" non delude le aspettative e richiede all'uditore la voglia di essere decifrato nel profondo della sua essenza.
Si evince immediatamente il lato del preziosismo contenutistico: il titolo trae origine dal libro omonimo di Elèmire Zolla, saggista e filosofo italiano, studioso di mistica occidentale ed orientale e la produzione è firmata da Pat McCarthy (qualcosa di gran lunga distante dai loro primi lavori) .
L'iter dei dodici brani ci permetterà di capire la portata contenutistica di questa "opera quinta".
"L'indaco" apre il fuoco, invadendo l'atmosfera intorno all'ascoltatore di oscure immagini: dalla solitudine al passaggio di un carro funebre, la mistica e la religione risultano direttamente connesse alla traccia "San Francesco" splendida metafora del santo circondato dai "maiali" della società attuale che assume cromature musicali più forti ed attuali con "I Mistici dell'Occidente" traccia di chiusura del trittico introduttivo, che urla agli uomini di salvarsi "disprezzando la realtà".
La quarta e quinta canzone dell'album sembrano lasciare in maniera positiva la tetra atmosfera precedente con musiche energicamente differenti, la leggerezza decisamente "pop" de "Le Rane" e de "Gli Spietati" rappresenteranno in realtà solo l'eufemismo sanguinoso di questa società, dove "la piscina di un agriturismo ha coperto le rane" e dove è possibile effettuare solo la vuota descrizione dei rapporti umani del terzo millennio costituiti di utilitarismo e finalismo che contrassegnano la massa de"Gli Spietati".

E' chiaro che gli "ossi di seppia" del brano "Follonica" riportano all'immaginario devastato di una realtà pionieristicamente descritta negli splendidi versi di Eugenio Montale, non a caso citati, e narrano in maniera tagliente la società di oggi facilmente assimilabile a quella di una canzone da spiaggia deturpata dove si potrà implorare alla persona che ci sta affianco di "fare un pò si sesso, di farlo lo stesso, per ricordarci di esser vivi...".
Nel negativo occidente qualcosa si dovrà pur fare, ed allora spazio ad una rivoluzione interiore unico mezzo per cambiare le condizioni individuali: "La canzone della rivoluzione" è l'inno di chi crede ancora nella possibilità di una vita differente dalla triste omologazione attuale.
I cori e le musiche pseudo-medioevali ed i colpi di tamburo che incalzano incitano al cambiamento "fallo contro i cori dei mercanti nel tempio, per i cristi assassinati senza una verità" e "fallo perchè gli ultimi diventino i primi, per la tua coscienza lurida lavata a metà", tutti noi inclusi.
Particolare è l'ottava traccia, "Groupies", in cui vengono ricordati i veri e propri aggregati numerici (quantitativi dunque non esistenziali) di ragazze che nei confronti di famosissimi gruppi di fama mondiale dei tempi del rock che fu, erano disposte a tutto, ma proprio tutto, pur di apparire contrassegnate, e vicine alla loro band più rappresentativa: in ciò i Baustelle mostrano l'inutilità dell'idolatrazione collettiva nei confronti di artisti, pur sempre uomini.
Tutti i temi vengono dannatamente unti dal freddo sangue del terzo millennio, sarà la commerciabilità e l'apparire ad uccidere "La bambolina" stereotipo della teenager dei tempi di oggi: Rachele canterà mirabilmente di una "bambolina" il cui " viso è già pronto per l'uso" ed  "a tutti risponde di si" continuando ad apostrofarla narrando che "la bambolina la stessa di prima si espone in vetrina, si piega e si inchina, ha il tempo il potere si guarda il sedere è grassa si sente così" finché Bianconi proverà ad implorare per salvarla in una maniera davvero triste "padre delle nuove borgate, delle vite ammazzate, buon Dio dell'estate regalale un fiore che sia liberata dai sogni e dai falsi bisogni non compri non esca non cresca sia vera..."
Il tempo frenetico delle precedenti tre canzoni viene interrotto, ed una nuova dimensione viene aperta dalla poesia de "Il Sottoscritto" accompagnata da un prezioso arpeggio di pianoforte questa decima traccia è una dichiarazione di amore ed odio nei confronti dell'intera realtà che segna l'animo di chi quotidianamente la affronta.
I due pezzi conclusivi sono la firma di questo dipinto:
l'undicesima traccia è per me il capolavoro di questo cd dove l'accompagnamento delle chitarre crea un'atmosfera decisamente Indie Rock e dove il testo italiano scolpisce e definisce in maniera evidente ciò che ci circonda, così evidente appunto, che sarà  direttamente citato senza lasciare spazio a commenti un'emblematica parte del testo: "bambina voglio bere un'aranciata perchè tanto amara è la realtà ed io non ho più l'età per riuscire ad illudermi" di vivere in una maniera differente.
Se ci si sarà immedesimati concretamente nell'album e l'io si sarà perso in questa cruda ma dannatamente vera descrizione del nostro mondo si potrà con non molte difficoltà piangere con la chiusura de "L'ultima notte felice del mondo", "per dimenticare di essere soli, di essere soli da sempre".

"I Mistici dell'occidente" è il naufragio dell'infertile società attuale che non lascia spazio a prospettive migliori: la cruda e nuda verità.


Alessandro Tedesco

Nessun commento:

Posta un commento