sabato 22 gennaio 2011

"Chissà che fine farà la nostra città" apocalitticamente descritta dai Ministri.



BAND: "I MINISTRI" - ALBUM: "FUORI" (2010)

Il frontman Davide Autelitano sa cosa fare con la sua band e coordinare l'esecutivo dei suoi ministri:
ascoltando l'ultima opera firmata "I Ministri" è facile emozionarsi.
E' semplice e diretto l'attacco che si riesce a raggiungere tra uditore e band: le parole calde e  giovani sono effettivamente cariche di significato anche se celate dietro una patina da perfezionare in futuri lavori.
La canzone di apertura "Il sole (è importante che non ci sia)" disegna le geometrie di un album  pieno di tracce che non lasciano pause a chi ascolta: si è trasportati dalla rabbia di una ritmica incalzante, di un basso ed una batteria che amano picchiare con infernale regolarità.
L'atmosfera dark ed apocalittica viene evidenziata dal singolo che ha anticipato l'uscita di questo lavoro "Gli alberi", seconda traccia in cui è dannatamente funzionante il mix melodia-atmosfere, capace di rimandare a riff semplici e tipici cambi di tonalità finali delle più classiche atmosfere indie-rock.
Se ci si immedesima in questo mondo si possono tranquillamente "passare notti a fumare le sigarette turche": è "vestirsi male" a prendere le taglie della gioventù attuale ma è soprattutto con "Noi Fuori" che viene prodotto il lavoro più caratterizzante di questo album tramite la visione dell'artista fuori dal mondo e "dall'ansia di medaglie" fatta di commerciali premi discografici.
Apice delle sonorità e obiettivo di sperimentare sono gli elementi parafrasati da "Tutta roba nostra", di ottimo profilo i bpm incalzanti a suon di colpi elettronici costituiti da sintetizzatori ed effetti di ogni razza, etnia e genere chiosati da un raffinato electric-piano.
Non ne sarà fatta una "Questione Politica" ma "Le città senza fiumi" è l'ultima canzone che lascia il segno: una ballata oscura in cui il teatro è quella della vita di tutti i giorni nella quale il sarcasmo del testo riesce a superare il dramma della realtà in cui "quello che c'è non ti basta" o al massimo "sei sicuro di averlo già visto".
Dopo aver acceso i riflettori sul nodo centrale del cd nelle due tracce appena citate, è la chiusura edificata sulla canzone "Vorrei vederti soffrire" che  tende a costruire un epilogo decisamente grunge da "ultimi giorni in società".
Tirando le somme critiche, è davvero  un giovane potenziale ancora da esprimere quello de "I Ministri", e sarà
in attesa di più solidi e concreti lavori che potrà affermarsi una realtà in crescita.
Di questo album ciò che rimane è sicuramente  la prospettiva artistica molto interessante per tutti "noi" che siamo "fuori dalle radio, dai minuti di silenzio, dai conteggi, dal consenso, dai sondaggi".
Saranno in pochi a capire che si vive di cultura musicale perché "noi fuori non sappiamo cosa fare", aggiungo, in una realtà del genere.

Alessandro Tedesco

2 commenti:

  1. Qui è davvero tutta roba nostra, stiamo attenti a non sprecare questa musica. Complimenti ancora per la recensione e un saluto ipotetico alle nostre tre giacche (scucite e distrutte) preferite!

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  2. Bravo, buona recensione, carica come sempre. Avrei speso qualche parola importante anche per "Due dita nel cuore" (pezzo FONDAMENTALE per alzare il livello complessivo dell'album) e "Mangio la terra" (vago rimando alla cattiveria dei precedenti album).
    Ebbene sì, cattiveria. Purtroppo mi ci è voluto più di un ascolto per apprezzare come si deve "Fuori", anche se continuo a ritenerlo di troppo inferiore a "I soldi sono finiti" (lì sì che erano cattivi) e "Tempi bui" (album semplicemente p-e-r-f-e-t-t-o).
    Temo che il passaggio alla Universal abbia inciso troppo sulla qualità del lavoro, che, sebbene meriti ad ogni modo gli elogi del caso, non arriva comunque al livello dei precedenti.
    Altro da dire di nuovo sui Ministri non c'è: rimangono una delle migliori realtà musicali "emergenti" del nostro panorama, e sentire gente come loro è una delle poche cose che ti fa mantenere un briciolo di speranza nei confronti del sentimento musicale nella sua più concreta concezione (ma come cazzo parlo???).

    Piccolo appunto: il frontman è sicuramente Davide, ma la maggior parte del lavoro (testi compresi, tranne quello de "Gli Alberi") lo fa Dragogna, il chitarrista.

    Complimenti, and keep on runnin'.

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