sabato 12 marzo 2011

Da "L'eclissi" ad "Eden" nell'ossimoro dell'espiazione.



BAND: "SUBSONICA" - ALBUM: "EDEN" (2011)

Produzioni seriali di tracklist(s) raramente movimentate, per consuetudine piatte su parallelismi artistici mai in grado di incrociarsi e prendere nuove deviazioni non rappresentano affatto l’attività  di oltre quindici anni di SubsOnicA.
Da sempre la matrice fondamentale della band torinese è stata quella di creare nuovi esperimenti, spesso in contrasto con il proprio pubblico, troppo affezionato ad un' “abitudine” spezzata, rigraziando il cielo, da questo sentiero tortuoso che non è mai stato basato sulla “vita d’altri” ma invece coerentemente fondato su un’identità musicale inestimabile.
“Eden”, il nuovo album, è uscito l’otto marzo di questo fresco 2011 e rappresenta una svolta importantissima per Samuel, Max, Boosta, Ninja e Vicio.
E’ a questa opera che si deve riconoscere la qualificazione di traguardo musicale fondamentale e di trasformazione radicale dai colori opachi e freddi dell’album “L’Eclissi”(2007) a vigorose e vivaci tinte paradisiache dell’Eden raggiunto dopo una scalata lunga più di quindici anni trascorsi come “nuvole rapide”.
Cominciando ad esplicitare nei dettagli “Eden”, questa ultima opera manifesta l’attualizzazione di contenuti distanti diversi anni da quanto immortalato precedentemente dai “fantastici cinque”, se nel 2007 così spento e povero di alternative veniva evidenziata  il lato sofferente nell’impossibilità di essere “liberi quanto basta per dare alla propria strada un nome e l’ultima risposta” ora molti fattori sono cambiati, o ancor meglio stanno cambiando disegnando un futuro potenzialmente diverso come precisato più volte nei suoi dettagliati interventi da Massimiliano Casacci si sente infatti nell’aria l’energia di una trasformazione in cui il “vuoto - finalmente per mezzo del nuovo album -esploderà” generando una nuova dimensione policromatica che non dovrà assistere nel ripetersi dei suoi giorni ad una costante “albascura”.
L’album, concretamente, ha avuto sin dai suoi primissimi passi un enorme supporto di attenzioni garantite attraverso qualsiasi mezzo nella rete ed attraverso un contatto davvero mai così intenso e diretto , pur rappresentando quest’ultimo una caratteristica fondamentale dei SubsOnicA, un dialogo “cibernetico” con i fan esplicitato attraverso la splendida iniziativa di garantire il download gratuito del primo singolo tramite il portale iTunes nel primo giorno d’uscita; immagine significativa questa appena descritta della più totale lontananza del mondo SubsOnicA dalla monetizzabilità reiterata nella comune musica d’oggi, ribadita tra l’altro nei prezzi come sempre popolari dei biglietti per assistere ai loro concerti live (il tour “Eden” che sta per partire) sensazioni tra l’altro espresse dallo stesso Samuel durante l’intervista alla Fnac di Roma - di cui posso testimoniare direttamente - con una sincera e  genuina presa di posizione in contrasto alle più classiche metodiche di lucro.
Proseguendo in questo lungo viaggio di percezioni narrate, dal punto di vista strutturale l’album “Eden” (2011) è costituito da 11 tracce più una ghost track, fantasma sonoro presente agli ultimi minuti del cd.
Il compito di aprire le danze spetta ad “Eden” canzone omonima al titolo dell’album che rappresenta significativamente la descrizione della nascita dell’album.
Parlando di musica nella sua essenza più concreta infatti i punti di partenza per questa nuova opera erano divergenti: se Samuel voleva generare un album “leggiadramente atmosferico” da ascoltare in spiaggia guardando il mare;Boosta era desideroso di vivere attaccato ad un pianoforte a coda evolvendosi con esperimenti acustici (tra l’altro già degustati nel secondo cd di “Terrestre live e varie altre disfunzioni”(2006); discorso del tutto diverso invece per Ninja che intendeva assolutamente creare qualcosa di imponente nel panorama italiano, aria di dubstep ed elettronica inesplorata e rarissimamente ascoltata alle nostre latitudini erano i sogni che accompagnavano Enrico Matta; e con un Vicio totalmente desideroso di un basso da “surriscaldare” a suon di gonfi ritmi a C-Max, il presidente,  è spettato il compito di comporre ed assemblare tutti questi mattoncini di colori diversi in un unico edificio denominato “Eden”.
Vera “contaminatio” insomma per un album completo  e mai scontato dove tutte le posizioni sono state razionalmente unite in un mosaico elettronico.
Questa  lunga ma importante parentesi ci apre finalmente la strada all’analisi delle canzoni: “Eden” la prima traccia è un esempio in cui disfunzioni elettroniche ne viziano l’intera durata,  dove un tessuto di orchestrato arpeggio di chitarra incontra l’intimo piano del Boosta generando luci soffuse fino al punto di decollo musicale dove le confidenze sonore in seguito al secondo chorus  mettono in gioco un Ninja trascinante nel ritmo portato fino alla fine di questa validissima canzone.
Discorso analogo è sicuramente da annotare per  “Serpente” una canzone  in grado di scaricare emotivamente un peccato che striscia tra noi senza rivelarci la sua identità, cercando volutamente di nascondere il vizio e facendo cadere l’infallibilità emotiva, dove la regolarità cede il passo all’ossessivo e frustrante coro iniziale carico di pathos incastrato in via infernale nella seconda parte strumentale della traccia.
Totalmente diverso è “Il diluvio”, pezzo forte, solido e rilevante dell’intera opera, carico e perfetto in forma (musica) e contenuto (testo) elementi letteralmente da urlo in un “elastico di sentimenti” in cui non hanno vita facile anche valorosi  “samurai”, semplici persone di oggi che lottano contro le mille difficoltà del mondo attuale ormai “senza pace e senza guerra” emotiva e non.
Una realtà dunque che può cambiare quella illuminata dai SubsOnicA oggi a patto che ci si liberi presto da una classe dirigenziale incompetente e dall'immoralismo che ha conquistato l’intera Italia in ogni settore, un paese che segna indice positivo in un “P.I.L.” che evidentemente non può essere quello del significato concreto del termine ma che rappresenta un incremento in impennata dell’ambivalente e sarcastico “Prodotto Interno Lurido”, implorando un’Italia da liberare con un buon contenuto assolutamente condiviso ma attraverso un sound, questo sì, forse non all’altezza delle migliori produzioni firmate Samuel&co.
“Benzina Ogoshi” è e sarà un’altra traccia che manderà fuori giri il pubblico nei  palazzetti toccati dal tour, una canzone ritmicamente a quattro ruote motrici, in cui l’autoironia del “non siete riusciti a bissare microchip emozionale” viene ripetuta ironizzando sulla classica critica mossa da verso i SubsOnicA spesso criticati a causa di album mai all’altezza di quel capolavoro che è “Microchip Emozionale” (1999).
Di singolarità, solarità e luminosità è splendente “Sul Sole” sesta canzone dell’album una musica, sicuramente più sostenibile, rispetto ad altre canzoni dell’album fanno da sfondo ad un testo incredibilmente tanto astratto quanto vero, nel significato emotivo presente in ognuno di noi.
Le note più dolci e melodiche spettano a “Quando” ed  all’estensione vocale con cui Samuel è in grado di reggere uno scenario acustico ma profondo dove toccante sono la malinconia ed il titanismo di un amore vero trascinato in una poesia lenta che in questa settima traccia rappresenta un’oasi “incantevole” dell’opera.
In tutto questo Eden tracce di negatività socio-culturale vengono attualizzate in una traccia come “Istrice” dove questo essere solitario “piccolo” e “ dagli occhi bui”  sintetizza la chiave di lettura di una città, Torino, ma non solo anche dell’individuo ed anche, ancora, della società intera sempre spigolosa e tagliente, perché vivere in maniera “così facile, non lo è stato mai”, e dove la malinconia tocca il punto più alto alla fine del secondo chorus: violini conclusivi incrociano suoni anomali di sintetizzatori, sorretti da una linea di drum’n’bass quadrata e reggente un’espressività della voce a dir poco unica.
Come un percorso ad ostacoli l’attenzione del cd porta l’ascoltatore ad affrontare una traccia del tutto diversa: “Tra gli dei” è una canzone dall’intro elettronicamente incalzante giochi di voce e cori vari fanno da vero antagonismo al testo e alla linea vocale base di Samuel, dove i SubsOnicA, su uno splendido testo da interpretare soggettivamente, riescono a immortalare al primo ascolto questo pezzo.
Nipponica è l’unica definizione da dare alla più leggera “Funzione” in cui - nell'impavida soggettiva interpretazione - scintillanti sigle di cartoon con protagonisti robot firmati manga giapponesi ‘80s-‘90s sembrano prendere vita e dove stupenda è la linea di cucitura stesa dalla chitarra di C-Max in grado di rilanciare senza alcun calo ritmico le varie parti della canzone guidate da un basso tanto forzuto quanto l’eroicità di questa asiatica canzone.
La chiusura dell’album è a carico della tanto bella e toccante quanto romantica e dolorosa “L’angelo”: la base musicale crea una serie di ritmici pieni-vuoti sonori grazie a timbri di sintetizzatori saturi d’emotività, il tempo lento, a cadenze ondulato, lancia l’epilogo di “Eden” costruito su una poesia elettronica in cui Samuel raggiunge livelli qualitativi indiscutibili in quanto a voce ed è proprio in questa canzone che si saluta il cd volando ad occhi chiusi con la musica tra le orecchie; sospeso in alto l’ascoltatore sembra quasi non voler più scendere con i piedi a terra.
 L’analisi delle canzoni tuttavia è servita a poco se non si rompe in questi ultimi istanti di recensione la schematicità della struttura, con il coraggio di andare oltre:  un sound nuovo e difficilmente riscontrabile altrove è quello del sesto album “Eden”,  fatto di vere e proprie contaminazioni provenienti da ogni spicchio di creatività immaginabile, dove chi cerca un trascinante “centro della fiamma” incontra segnali esplosivi in “Il diluvio” e “Benzina Ogoshi”, mentre gli amanti del Sub-cantautorale trovano singolar tenzoni in “L’angelo” e “Quando”, e in conclusione dove chi – ed in questa fetta di pubblico mi inserisco prepotentemente - cercava progresso, ricerca ed innovazione all’altezza di lasciarsi alle spalle “Strade” che si sono assolutamente “lasciate guidare forte” trovano nuove sconvolgenti creature in esperimenti come “Eden” o creature come “Istrice” (video horror-shock compreso) in ibridi electro-corali da scolpire mente ed animo del pubblico come accade in “Il serpente”.
 “Eden” è il mezzo di espiazione in grado di purificare “l’eclissi di una sazia e spenta civiltà” accompagnando “il pungente istrice formatosi nel cuore di ognuno di noi” attraverso “un’ondata perfetta per infrangersi contro" - finalmente - un nuovo luogo da esplorare “l’Eden di accesa fame emotiva”.
Io, tra “L’Eclissi” ed “Eden”, l’ossimoro artistico lo notavo ben prima di gettare fiumi di parole, e voi?
L’espiazione per guadagnarsi "un posto tra gli dei" è nel paradiso musicale arredato SubsOnicA.
Nell'ascolto attenti ai particolari dell'arredamento!
Alessandro Tedesco

martedì 1 marzo 2011

"Wow": a 27 canzoni di distanza dalla realtà.



BAND: VERDENA - ALBUM: "WOW"(2011)

Dopo "Verdena", "Solo un grande sasso", "Il Suicidio dei samurai" e "Requiem" l'attesa per il nuovo album dei Verdena era a dir poco enorme.
Assolutamente basso doveva essere il margine di errore nelle scelte musicali del nuovo album in quanto dopo una produzione ineguagliabile nel genere fino a quel punto, altissime erano le possibilità di far scendere a picco la qualità poichè davvero non si riusciva a trovare un ulteriore miglioramento per il percorso artistico di questa band.
Ma Alberto Ferrari, Luca Ferrari e Roberta Sammarelli sono stati in grado di trovare un unico aulico modo di lasciarsi alle spalle il passato continuando su una linea retta parallela a quanto già tracciato fino a "Requiem" che ha generato una nuova affermazione e consacrazione della loro solida coerenza musicale.

L'Alternative Rock Italiano non cede allora il passo ad una scelta più leggera e facile e accende invece di nuovo un fuoco in cui bruciano validissime e rare scelte ritmiche e sonore: nessuno ascoltando questo album avrebbe infatti potuto costruire qualcosa di più creativo di questa nuova opera.
Singolare tanto per cominciare è la scelta quantitativa del doppio cd: per "Wow" (questo il nome della nuova opera Verdeniana uscita proprio ad inizio 2011) è dunque presente innanzitutto un notevole numero di tracce incredibilmente colorate da una qualità musicale indiscutibile.
Le luci della tracklist rimangono sin dall'inizio volutamente soffuse, il buio ed i colori freddi sono infatti le immagini maggiormente rappresentative proprio come quelle dei loro brani storicamente più emblematici, da "Nella schiuma" a "Muori Delay", passando per "Luna" e "Valvonauta" non ci sono a disposizione positivi punti di riferimento o l'orizzonte di banali aperture sentimentali.

Seguire questo album genera lo sviluppo di un'evoluzione artistica edificata su ritmi non più eccessivamente incalzanti (inseriti in questa opera con più rarità) come quelli del "sadico rock" iniziale di "Verdena" o de "Il suicidio dei samurai" ma comunque in grado di far decollare un animo trascinato da singolarissime "aritmie" musicali riflesse proprio nella produzione di questo doppio cd.
Le tracce di "Wow", pur contrassegnate da una linea base che ha la forma di "apocalittiche ballate in tachicardìa sonora", sono sempre segnate da evidenti cambi di ritmo che sembrano aspettare il punto di maggior quiete e quadratura della canzone per sorprendere con scelte di linee di basso e di batteria decisamente fuori dal comune.

Testualmente, leggendo le parole del singolo scelto come presentazione dell'album, "Razzi arpia inferno e fiamme", il "Non vivo in me, non so chi sei" riportano l'ascoltatore alla desertica dimensione in cui vive quotidianamente, mentre l'ossessione compulsiva dell'animo viene affidata a seconde voci cariche di dolore nel ribadire quanto intonato da Alberto Ferrari prima storica voce dei Verdena; così offuscato e nebbioso è lo scenario dipinto ulteriormente da neologismi degni di psichedeliche maledizioni con un "ciglierò" da riempire con ciò che più si ha dentro l'animo ad ogni ascolto. E' anche grazie a questi piccoli grandi dettagli che la soggettività interpretativa dei testi di Verdena è stata nuovamente confermata e accentuata.
Sul piano musicale la rincorsa massiccia a tastiere precedentemente mai così presenti in un intero album sono in grado di riempire un sound complessivamente validissimo e riportano in mente agli amanti delle canzoni firmate "Verdena" il "romanticismo maledetto" di "Angie" o di "Trovami un modo semplice per uscirne"; le chitarre sono come di consueto coltelli taglienti in grado di sezionare il caotico affanno mentale dell'ascoltatore raramente dolci e pastose, il basso è ormai storicamente quello solido e deciso di Roberta in grado di scandire in modo deciso i battiti per mezzo della più totale simbiosi tra musicista e strumento, la batteria è l'indiscitubile trasposizione della forza di Luca Ferrari come di consueto lontana da ogni piatta logicità.
A livello di sensazioni c
oglie sicuramente di sorpresa la quantità di riflettori accesi sul singolo "Razzi arpia inferno e fiamme" perchè è proprio in una canzone come questa ed alla sua degenerazione ritmico-sonora finale che la massa di "commerciabbilità" troverebbe veleno per le sue orecchie e  dolore per il suo gentile e sbiadito amoroso animo così da indurre a cambiare la pubblicizzata e pomeridiana emittente televisiva; il pubblico di nicchia resterà quello però in verità affezionato a questo lavoro mentre verrà persa, ringraziando il cielo, la massa amante "del singolo" e non in grado di reggere ventisette impegnative tracce.
La causa scatenante di scelte artistiche così pesanti e impegnative è da inserire nell' incongrenza più totale dell'io verdeniano pieno di contenuti nella leggera e monetizzabile società attuale, nessuna canzone della tracklist può infatti minimamente essere paragonato per anomalie di strutture a quanto accade in tutte le altre realtà musicali presenti ai giorni nostri.
Allontanandoci di nuovo dalla concretezza del "singolo e determinato brano", i Verdena sono riusciti con "Wow" ad affermare a voce e testa alta un'immagine che potenzialmente avevamo già ben presente arrivati a "Requiem", ma che ora può dirsi finalmente consacrata.
In una parola...:"Miglioramento" della specie.
In una canzone...: "Miglioramento", scelta volutamente per voi come emblema di questo ultimo lavoro.

Il simbolo di una musica davvero diversa è il marchio di fabbrica dei Verdena, la possibilità di allontanarsi in una sorta di catarsi musicale è grazie alle loro produzioni possibile.
Loro ci sono riusciti: "Farei la mia rivoluzione" ci grida Alberto Ferrari ed è sempre lui ad urlarci più forte "Ti aspetto!"
Con il coraggio di correre nella direzione opposta a chi l'ossigeno artistico lo taglia di netto, io vi consiglio l'ascolto di "Wow"...

...a ventisette canzoni di distanza dalla restante povera realtà artistica.


Alessandro Tedesco